#OpenLobby: la testimonianza di Gaetano Gatì

E’ il secondo anno di fila che partecipo ad #Openlobby. Le mie impressioni posso sintetizzarle con alcuni aggettivi o flash che oggi, al tempo degli slogan, risultano efficaci ed appetibili: apprendimento, sentimento, 2.0, networking, comunicazione e fascino.

Il primo slogan, quello più complesso, serve a ricordare che per svolgere la professione del lobbista è necessario avere basi teoriche, una forte capacità di apprendimento e sentimento. Anche nello svolgimento del “monitoraggio legislativo” da profano immagino che per sapersi muovere all’interno di un panorama legislativo è necessario metterci “sentimento” altrimenti si resta impantanati nella palude dell’approssimativo, mentre al lobbista serve il raggiungimento dell’obiettivo.
2.0 non serve spiegarlo. Già dalle stanze degli uffici di Reti dove si rincorrono linee di vario colore, si capisce che questo mondo è fatto di collegamenti, linee, velocità e azione. Un mondo disegnato all’insegna della tecnologia. Dove il pc, lo smartphone, il tablet e tutto ciò che possiede un collegamento alla rete (Reti appunto) è un ingranaggio di un orologio che scandisce il tempo della consulenza.
Networking, e con questo non posso che pensare a Stefano Ragugini che incarna lo spirito stesso di questa parola. Conoscere, collegarsi, creare  link, approcciare ad altri in modo tale che il tuo possa diventare il loro bisogno e assieme creare quella rete di comunicazione a cui fa riferimento l’altro aggettivo che uso per descrivere questa giornata, trascorsa all’insegna della comunicabilità oltre che della comunicazione (scusate il gioco di parole). Non c’è comunicazione se ciò che viene comunicato non è esso stesso fruibile al pubblico interesse. Questo deve essere il faro del comunicatore e del lobbista, così come detto da Giuliano Frosini: “fare in modo che la tua soluzione non sia soltanto calibrata per un interesse privato ma per un interesse generale”.
Fascino, parola che abbraccia l’arte così come il pragmatismo. Il fascino è la gigantografia di P.P. Pasolini (se non sbaglio) nella sala riunioni. Il fascino è anche un Napolitano “pugile” e le altre fotografie presenti nell’ufficio di Reti che, mescolando sacro e profano, stimolano curiosità: la base oltre che del proprio mestiere, della vita.
Grazie per l’opportunità
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