Hillary e Donald: la Grande Mela ha scelto loro

Gli elettori di New York hanno scelto: Hillary Clinton si afferma la favorita dei democratici e Donald Trump dei repubblicani. E se la vittoria dei due frontrunner nel proprio home state non rappresenta il passo definitivo verso la matematica conquista della nomination, di certo ci va molto vicino, contribuendo a ridurre in maniera evidente le possibilità di avversari di contendere loro la leadership dei partiti alle prossime elezioni presidenziali.

Repubblicani

Partiamo dai numeri. Oltre il 60% dei consensi: fanno quasi 520mila voti, ben 35 punti percentuali di distacco dal secondo classificato, e 89 delegati conquistati sui 94 eletti alla convention nazionale dallo stato di New York. Questo il bottino conseguito da Donald Trump nel suo stato di casa, che gli consente di compiere un ulteriore passo verso la quota di 1.237 delegati necessari per la maggioranza assoluta alla convention di Cleveland del 18 Luglio (secondo i calcoli della CNN, l’imprenditore repubblicano è ora a quota 847). Numeri alla mano, dunque, si riducono al lumicino le speranze dei suoi avversari di contendergli la nomination sul campo. Male, infatti, Ted Cruz, che arriva terzo dietro John Kasich e non aggiunge neanche un delegato ai 553 conquistati sin qui: evidentemente, anche tra i repubblicani della Grande Mela non è apprezzato chi usa spesso i cosiddetti “valori di New York” – città notoriamente liberale e tollerante – come termine di paragone negativo con cui attaccare nemici e competitori. Ora, per i due avversari di Trump rimasti in gara non resta che puntare ad ottenere quanti più delegati possibili, sfruttando anche la disorganizzazione della campagna elettorale del tycoon nelle convention statali, e cercare di impedire al frontrunner di raggiungere la maggioranza assoluta. Ma la strada verso la contested convention auspicata dai vertici del GOP (per capire in cosa consisterebbe, un breve approfondimento qui) è in realtà piuttosto complicata: Trump ha consenso, se non con la maggioranza assoluta, arriverà a Cleveland certamente in testa alla competizione e difficilmente i delegati alla convenzione nazionale, che rappresentano la base del partito, accetterebbero di sovvertire il risultato delle urne. Un quadro di estrema confusione, dal quale le primarie di New York emergono per un dato forse utile a capire come la situazione potrebbe evolvere nelle prossime settimane: a fronte di dure polemiche e discussioni attorno a regolamenti e procedure, gli elettori repubblicani reagiscono premiando, ancora una volta, l’outsider.

Democratici

Vittoria fondamentale quella conseguita da Hillary Clinton nel suo stato di casa: si afferma con percentuali vicine al 60% e grazie ad un consenso trasversale di molti segmenti dell’elettorato democratico, rilancia nettamente la sua corsa alla Casa Bianca. Ma soprattutto, interrompe l’inerzia favorevole del suo avversario Bernie Sanders, che grazie alle vittorie conseguite sin qui stava decisamente attraversando la fase migliore dall’inizio della campagna elettorale. Hillary riesce invece a ribaltare il momentum, compiendo quello che secondo molti osservatori è il passo decisivo per la conquista della nomination democratica: “Ci stiamo assicurando la candidatura”, ha dichiarato l’ex Segretario di Stato, “ma non dobbiamo dare nulla per scontato, c’è ancora molta strada da fare”. La maggioranza assoluta dei delegati alla convention democratica è di 2.383: secondo il calcolo elaborato dalla CNN, Hillary è a quota 1.930, contro i 1.223 di Sanders, uno svantaggio pressoché impossibile da recuperare. Inoltre, interessante è anche il dato demografico che conferma la forza della Clinton in un elettorato, quello latino e afroamericano, che ormai non può più essere considerato minoritario, ma deve invece essere rilevato per il peso politico sempre maggiore che è in grado di esercitare. Hillary vince poi nettamente, e un po’ a sorpresa, tra i cittadini che hanno i redditi più bassi: dati che in qualche modo segnalano come la narrazione di Bernie Sanders, volta a dipingere la Clinton come troppo legata ai poteri responsabili delle disuguaglianze economiche, stia perdendo forza proprio nei confronti di quell’elettorato cui è rivolta. Insomma, per Hillary è arrivato il momento di chiamare a raccolta il Partito Democratico e cominciare a preparare il terreno in vista delle elezioni presidenziali.

Dalla parte del suo avversario, invece, il risultato delle primarie di New York rappresenta una brutta battuta d’arresto. E non solo perché arriva ad interrompere il momentum costruito con un entusiasmante nella prima parte del mese di aprile. Ma perché, dato lo svantaggio comunque accumulato dall’inizio della campagna elettorale e la difficoltà che il messaggio del senatore socialista incontra negli stati del sud e nell’elettorato afroamericano e di origine ispanica, vincere a New York, con il carico emotivo e simbolico che la conquista della città avrebbe portato con sé, era fondamentale. Un passo che avrebbe consentito di rendere più concrete le prospettive di realizzare quel “grande sconvolgimento nella storia politica moderna” che Sanders e i suoi sostenitori inseguono sin dall’inizio. Insomma, la scelta di alzare il livello delle aspettative era insieme obbligata e rischiosa: aver perso con percentuali così nette, e con quei dati rilevati tra i vari segmenti dell’elettorato democratico, danno il segno di una sconfitta che difficilmente può essere archiviata come una tra le altre. Il contributo politico e culturale dato da Sanders al Partito Democratico americano resta comunque importante, ed il senatore ha fatto sapere che continuerà la sua campagna elettorale. Ma da oggi la strada si fa molto più difficile.

Appuntamento al 26 aprile: si vota in Rhode Island, Connecticut, Delaware, Maryland e Pennsylvania. Sono elezioni primarie molto importanti, in stati chiave, che attribuiscono 462 delegati per i democratici, e 172 per i repubblicani. Insomma, un’altra tappa decisiva di questa lunga e incertissima competizione per la conquista della Casa Bianca.

Condividi:

Dal 2001 Running elabora progetti di formazione rivolti al mondo della politica, delle Istituzioni nazionali e locali, delle associazioni di categoria e delle aziende.

scopri l'academy