Il fundraising politico: a tu per tu con… Marina Ripoli

Perché in Italia si inizia a parlare di fundraising politico?

A seguito dell’abolizione del finanziamento pubblico diretto (Legge 21 febbraio 2014, n.13), che istituisce una graduale riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti fino ad una loro totale eliminazione entro il 2017, si è fatto largo in Italia il tema del fundraising politico, anche se sotto diversi aspetti e non sempre inteso nel modo giusto. I principi del fundraising sono infatti raramente adottati in maniera corretta, efficace e professionale.

Dal 2014 ad oggi abbiamo però già visto delle iniziative di raccolta fondi da parte dei partiti…

E’ vero la raccolta fondi sta già divenendo di vitale importanza per la sostenibilità finanziaria di un progetto politico, poiché senza risorse economiche diventa difficile realizzare tutte le iniziative necessarie per tenere in piedi la struttura di un partito, affrontare una competizione elettorale o la sfida più lunga e costante della campagna permanente. Bisogna però chiarire che non bastano le singole iniziative di crowdfunding, che tanto sono di moda in questo momento, non basta l’organizzazione di una cena oppure qualche evento di raccolta saltuario e non inserito in una strategia di comunicazione politica più ampia. Il fundraising politico non è infatti la semplice ricerca dei fondi.

Quindi raccolta fondi e fundraising non sono la stessa cosa?

Esattamente. Il fundraising è un’attività più complessa, che aggregando e coinvolgendo sostenitori, garantendo la fidelizzazione dei donatori/elettori, consente a partiti e movimenti politici di contare su basi solide e su un radicamento reale nella società. Il fundraising per la politica va dunque inteso come l’insieme dei principi e degli strumenti che hanno l’obiettivo di accrescere il capitale di risorse e di consenso di un soggetto politico in un’ottica relazionale e secondo opportune strategie di comunicazione politica. In questo senso, trasparenza, coerenza, accountability rappresentano i pilastri necessari di una comunicazione politica orientata al fundraising.

Sembra una sfida ardua per i partiti…

E’ così, ma più tardi i partiti decideranno di impiegare energie e risorse per convertire le proprie strutture, fare formazione, puntare su trasparenza e rendicontazione, più sarà difficile raggiungere dei risultati quando di rimborsi elettorali non ce ne saranno più. Sono infatti molti gli ostacoli da superare affinché le attività di fundraising siano accettate dai cittadini – e dalle aziende – come parte integrante dell’azione politica.

Quali sono gli ostacoli?

Tra questi in primis la mancanza di fiducia nei partiti, e poi quella che in Italia è la cattiva considerazione del rapporto tra politica e denaro. Inoltre, se parliamo del finanziamento della politica da parte delle imprese la questione si complica, non essendoci ancora una regolamentazione delle lobby. Non è un caso che di questa materia “spinosa” ne parleremo il 20 e 21 novembre con Running Academy e Costruiamo Consenso nel modulo su “Come e perché finanziare la politica” all’interno del corsoCome e perchè finanziare la politica. Un’occasione per scoprire gli scenari che si prospettano per quelle aziende che decidono di finanziare la politica e conoscere il nuovo ruolo professionale del fundraiser nel mondo della politica.

Marina Ripoli (@marinaripoli) , consulente di comunicazione politica e partner del network di professionisti del fundraising politico “Costruiamo Consenso”. Nel 2014 è autrice con Raffaele Picilli del libro “Fundraising e comunicazione per la politica” pubblicato con Rubbettino Editore.

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Dal 2001 Running elabora progetti di formazione rivolti al mondo della politica, delle Istituzioni nazionali e locali, delle associazioni di categoria e delle aziende.

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