Competenza, competitività e curiosità: le 3C del lobbista

“Il lobbying è una branca specialistica della comunicazione – che- si applica a tutti gli aspetti della nostra attività e della nostra vita”. Si è aperta così, il 17 giugno, la XXVIII edizione del corso “Comunicazione, lobby e politica” organizzato da Running Academy ed entrato subito nel vivo con la lezione di Claudio Velardi. Tra i partecipanti: laureati e laureandi in materie giuridico-politiche e della comunicazione, liberi professionisti, consulenti e professionisti. Dopo aver dedicato una breve parentesi alla buona prassi che il lobbista deve seguire (avere già di primo mattino una panoramica degli accadimenti per impostare il lavoro dell’intera giornata) Claudio Velardi ha analizzato gli aspetti e le dinamiche della comunicazione in un mondo che “funziona a rete”.

Partito dal racconto della sua esperienza a Palazzo Chigi come Capo Staff dell’ex Presidente del Consiglio Massimo D’Alema, passa poi a ricordare la nascita di Reti, la prima realtà imprenditoriale italiana a “definirsi esplicitamente come una società di lobbying e di public affairs” per giungere, successivamente, ad isolare il momento in cui scelse un nome quanto mai profetico insieme ai suoi soci. In una società soggetta alla teoria delle reti, dove i nodi scambiano informazioni tramite link, diventa cruciale essere riconosciuti come hub poiché, sottolinea Velardi:” Più un lobbista ha un sistema di relazioni strutturate, più è forte professionalmente e vincente, e meglio fa il suo lavoro”. Per raggiungere questo “status”, però, bisogna possedere determinate caratteristiche: competenza, competitività e soprattutto tanta curiosità, che:” Non deve riguardare solamente il proprio ambito – e, dunque – non deve limitarsi alla competenza. La curiosità – spiega Velardi – ti mette nelle condizioni di dare uno sguardo a 360 gradi su quello che accade, in modo tale da creare i collegamenti. Dei nuovi link.  Una “ricerca continua e costante di innovazione – che ci condanna – ad andare sempre in cerca di qualcosa di nuovo. Che è anche il bello di questo mestiere straordinario”.

Velardi continua tracciando un quadro relativo al mutamento della società italiana negli ultimi 70 anni: da ordinata e divisa in blocchi sociali ad instabile e sempre più aperta alla partecipazione dal basso. Una metamorfosi che ha interessato l’opinione pubblica, quasi prevedibile in una realtà come quella del secondo dopoguerra, e la partita per la rappresentanza degli interessi, un tempo giocata dagli schieramenti nell’ambito del Parlamento. Oggi, invece, in una società che si è “modernizzata, liberata e liberalizzata, gli interessi sono molto più frastagliati di allora. Quindi la rappresentanza d’interessi di cui il lobbista si fa portatore diventa un lavoro molto più complesso che necessita di molte informazioni, competenze e capacità in più”. Dunque diventa necessario, per esempio, che il lobbista prenda confidenza con l’agenda pubblica, in modo tale da “contemplare la soluzione dell’interesse particolare dentro l’interesse generale agendo sempre in una logica win-win, per cui vinci tu che sei il rappresentante di quel determinato interesse ma facendo vincere l’intero sistema”.

Infine, Velardi ha spiegato come l’agenda dei media sia completamente slegata dalla politica, che rappresenta oggi l’anello debole della catena. In quest’ottica sono stati affrontati diversi fatti di giornata utili ad evidenziare dinamiche lillipuziane che si snodano al cospetto dell’informazione. Per chiudere, Velardi svela la ricetta per portare a casa i risultati. “Il lobbista deve lavorare sulle radici – perché – abbiamo da combattere dei colossali luoghi comuni che agiscono innanzitutto per via comunicativa, ma in generale tutte quante le cause giuste che comportano un progresso per l’umanità vanno combattute attraverso adeguate azioni di lobbying”. D’altronde “Il compito più bello di un lobbista è andare contro corrente. Ma quando una cosa diventa luogo comune grazie all’uso del cervello è una cosa bellissima”.

Matteo La Stella

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