Caucus in Iowa: vincitori e vinti

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Foto presa dalla newsletter di Francesco Costa

Repubblicani

E’ tutta una questione di aspettative. Se per mesi  sei stato in testa ai sondaggi, praticamente vincitore certo in ogni rilevazione dall’inizio della campagna elettorale, a volte con percentuali tali da far prevedere distacchi considerevoli nei confronti degli avversari, e poi il giorno dei caucus in Iowa non solo non vinci, ma arrivi a tanto così da scivolare terzo, hai perso.Donald Trump, il primo sconfitto del 2016”, titola Politico, e le ragioni sono tutte qua.

Male, malissimo Jeb Bush, ex governatore della Florida, fratello e figlio di due ex Presidenti, il candidato sul quale i moderati e i vertici del partito repubblicano riversavano le loro speranze di riconquistare la Casa Bianca. Già nel corso del 2015 la sua candidatura aveva incontrato grandi difficoltà, tanto nella mobilitazione di elettori e sostenitori, tanto nel confronto con i suoi avversari. La pesante sconfitta di oggi (in fondo alla classifica con il 2% dei consensi) mette in seria discussione il proseguo della sua campagna per queste primarie, ed evidenzia un dato: disporre di ingenti risorse ed importanti sostenitori, per poter organizzare capillarmente la propria macchina elettorale, non basta, se non si è candidati in grado di esprimere una leadership forte e credibile. Insomma, i soldi sono importanti, ma alla fine è il candidato che vince le elezioni.

Bene, naturalmente, Ted Cruz, che in Iowa vince, superando Trump e confermandosi come il candidato che può raccogliere attorno a se il sostegno dell’ala destra del partito repubblicano. La strada è ancora molto lunga, e i caucus repubblicani dell’Iowa tendono storicamente a premiare candidati ultraconservatori e vicini a gruppi religiosi come gli evangelisti, e già nel 2008 e nel 2012 vinsero candidati che poi non ottennero la nomination repubblicana. Insomma, i sostenitori del senatore texano possono essere soddisfatti, ma hanno ancora molto da lavorare.

Occhio a Marco Rubio. Ottimo terzo, ad un soffio dal secondo posto di Trump, in uno stato il cui elettorato secondo le previsioni avrebbe dovuto mostrarsi tiepido nei suoi confronti, ha salutato i suoi sostenitori citando Obama (che nel 2008, primo a sorpresa in Iowa, aveva detto “They said this day would never come”), definendo questo come il momento che, dicevano, non sarebbe mai arrivato. Adesso le aspettative attorno al quarantenne senatore della Florida sono destinate a crescere, così come il sostegno di elettori e finanziatori del fronte moderato interno al GOP. Oltre, naturalmente, a quei candidati che decideranno di ritirarsi dalla corsa e di dare a lui il proprio sostegno.

Democratici

Un pareggio che sa di vittoria per  Bernie Sanders, dato solo al 3% dei consensi appena sei mesi fa, e che invece per Hillary Clinton può diventare qualcosa di difficile da gestire. Era un risultato non facilmente prevedibile, anche se gli ultimi sondaggi avevano registrato il forte recupero da parte del senatore socialista del Vermont. Ora la competizione si fa ancora più serrata e combattuta: uno scenario incredibile, se paragonato alle aspettative iniziali di monologo clintoniano destinato a dominare primarie di fatto già scritte. Non sarà così, e non è detto che questo sia un male per Hillary, che ad ora resta comunque favorita: più la corsa resta aperta, più il risultato incerto, e maggiore è l’effetto di mobilitazione e di partecipazione da parte dell’elettorato democratico, una mobilitazione che sarà poi fondamentale alle elezioni presidenziali.

Save the date(s)

Dopo i caucus dell’Iowa è il turno delle primarie in New Hampshire, dove si vota il 9 Febbraio, mese che si conclude con i democratici ed i repubblicani impegnati alternativamente in Nevada e South Carolina. Il primo marzo è Super tuesday: il primo vero momento di svolta, giorno in cui si vota in 14 stati in contemporanea, tra cui storici Swing State come Colorado e Virginia, o Stati che assegnano molti delegati come il Texas (lo stato di Ted Cruz). Altri importanti “Stati in bilico” da tenere d’occhio sono l’Ohio, strappato ai repubblicani da Obama nel 2008, e la Florida, la cui contestata assegnazione a George W. Bush nelle elezioni del 2000 ne determinò la vittoria finale: votano entrambi il 15 Marzo. Infine, le convention: i repubblicani si riuniscono a Cleveland, in Ohio, dal 18 al 21 luglio. I democratici hanno invece scelto Philadelphia, Pennsylvania, dove si riuniranno dal 25 al 28.

Alessandro Fiorenza @AleFiorenza

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