A tu per tu con… Andrea Casu che ci parla di nudge per l’amministrazione digitale

Fare meglio con meno. Nudge per l’amministrazione digitale” (Franco Angeli, 2015)  è un appello a cogliere l’occasione della riforma della pubblica amministrazione per cominciare a sperimentare anche in Italia le spinte gentile dei nudge.

Che cosa sono i nudge?

Oggi i saperi della psicologia cognitiva e l’economia comportamentale, lo studio dei “pensieri lenti e pensieri veloci” per dirla con Kahneman, hanno messo a disposizione dei decisori pubblici nuovi strumenti, molto efficaci. Strumenti complementari alle politiche classiche, capaci di tenere nella giusta considerazione come le persone effettivamente interagiscono e si comportano. Intervenire sul piano degli obblighi, dei divieti e degli incentivi economici individuali non è sempre il modo migliore per favorire una effettiva collaborazione tra cittadini e istituzioni per la realizzazione di obiettivi condivisi. Spesso è proprio sul piano dei comportamenti delle persone chiamate a mettere in pratica i cambiamenti che falliscono i tentativi di riforma, anche in Italia. Come dimostrano le esperienze di altri paesi che hanno già messo in pratica le idee proposte da Thaler e Sunstein, sperimentare  anche interventi meno invasivi, pungoli in grado di fare leva nel modo migliore sugli aspetti psicologici e sociali, può essere molto importante.

Alcuni esempi dell’esperienza internazionale?

Le esperienze più avanzate sono quelle americane e inglesi, ma ormai molti paesi stanno avviando sperimentazioni come testimonia l’ultimo rapporto della banca mondiali “Mind, Society and Behavior” che invita tutti i paesi del mondo a sposare questo approccio. In Inghilterra l’esperienza del Behavioural Insights Team ha dimostrato come sia possibile migliorare il rapporto tra fisco e cittadini anche semplicemente inviando lettere personalizzate (si è migliorata in questo modo del 15% la puntualità fiscale) o sms informativi dettagliati ai cittadini che hanno preso una multa giudiziaria, con un aumento dei pagamenti registrato tra il 5% ed il 33%. Oppure come intervenendo semplicemente sul modo in cui viene presentata online la possibilità di divenire donatori di organi sia possibile aumentare l’aspettativa di donatori di ben 96.000 persone annua. In Giappone, per contrastare l’eccessivo uso dei condizionatori hanno sperimentato la campagna Cool biz che suggeriva ai lavoratori di recarsi in ufficio senza giacca e cravatta ma con un look più alla moda, così si sono risparmiati milioni di tonnellate di emissioni di CO2. In Georgia, nuove divise e nuovi uffici per la polizia municipali, insieme ad una campagna di spot tv, ha contribuito a realizzare quella che l’Economist ha definito una mental revolution che ha aiutato il paese a contrastare più efficacemente i molto diffusi fenomeni di corruzione. In Kenya è bastato un semplice sms personalizzato per aumentare del 13% il numero di persone che assumono farmaci anti aids, in Messico nuove brochure informative più chiare e semplici da capire per i cittadini hanno aumentato di quasi il 30% il numero di persone che scelgono finanziamenti e mutui migliori per le proprie esigenze.

Quali sono i tratti distintivi dei nudge?

Bisogna seguire alcune regole se si vuole parlare effettivamente di nudge. Gli interventi devono sempre essere dolci, incentivare senza obbligare, salvaguardando la libertà di scelta individuale. Inoltre, l’eventuale incentivo economico non deve essere l’unico elemento ma deve agire in sinergia con altri fattori psicologici o sociali. Ogni azione deve essere preceduta da una fase di sperimentazione. Come funziona per i farmaci, che prima di essere messi sul mercato vengono studiati per capire che reali effetti hanno sulla popolazione. Perché non si può fare lo stesso con le politiche pubbliche? Infine, è molto importante un aspetto: non esistono nudge universali, ogni paese ha la sua cultura e le sue dinamiche sociali e politiche, per questo ogni intervento deve essere studiato e sperimentato nel contesto in cui sarà adottato prima di essere adottato su larga scala. Un ottimo nudge sperimentato negli Stati Uniti può rivelarsi fallimentare in Italia, e viceversa.

Perché i nudge possono aiutarci a realizzare la carta della cittadinanza digitale, primo punto della riforma Madia?

Perché in Italia l’amministrazione digitale esiste già, ma è rimasta solo sulla carta. Decenni di riforme hanno delineato un nuovo modello di amministrazione pubblica che però fatica grandemente a prendere vita, e l’esperienza di tutti questi anni ci insegna come agendo solo sul piano delle norme spesso non si raggiungono i risultati previsti. Oggi scegliere un approccio comportamentale può aiutarci a raggiungere davvero l’obiettivo di un pieno diritto alla cittadinanza digitale, cuore pulsante della riforma Madia. L’art. 15 del CAD obbliga la PA a razionalizzare e semplificare i procedimenti amministrativi, le attività gestionali, i documenti, la modulistica, le modalità di accesso e di presentazione delle istanze prima di digitalizzarle. E prevede anche che i risparmi effettuati dalla PA siano destinati ai lavoratori direttamente coinvolti nel processo di cambiamento. Quante volte questo processo è davvero avvenuto? Non potrebbero essere premiati anche i cittadini che decidono di partecipare al processo di digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni scegliendo di comunicare con gli uffici pubblici solo in digitale? Un incentivo non solo economico potrebbe essere quello di prevedere per i “cittadini digitali” una ricompensa di natura culturale e sociale, ad esempio offrendo loro gratuitamente ingressi in teatri, cinema, musei o manifestazioni sportive.

Ci sono altri esempi di ambiti in cui i nudge possono aiutarci a realizzare un’amministrazione digitale?

Sì. Agire sulle impostazioni di default per realizzare davvero il principio del digital first. Contrastare sul piano culturale la corruzione intesa non solo come reato ma anche come norma sociale, incidere attraverso l’user experience per rendere effettivamente usabili i siti internet della PA, realizzare esperienze orientate al principio del citizen sourcing stimolando la sinergia con il cittadino collaboratore.

Ancora un esempio. Quando è stato assessore alla Qualità della vita, sport e benessere del Roma Capitale, Luca Pancalli si è battuto per adottare la cultura dei nudge al fine di promuovere scelte di vita più sane e attive tra i cittadini.  Sperimentare un nuovo modello di PA significa garantire finalmente l’affermazione concreta (non solo la declinazione formale) dei principi del benessere organizzativo per i lavoratori e creare per i cittadini che vengono in contatto con la pubblica amministrazione dinamiche sociali virtuose in grado di favorire e stimolare i comportamenti più salutari, l’attività fisica quotidiana e le corrette abitudini alimentari.

Quale può essere il primo passo?

Obama il 15 Settembre ha promosso un ordine esecutivo per mettere al servizio del popolo americano al meglio il valore dei behavioral science insigths, indicando a tutti i dipartimenti e le agenzie dello stato federale la via dei nudge. Lo ha fatto, forte dell’esperienza maturata in questi anni e alle attività realizzate grazie al lavoro del SBST. Anche in Italia possiamo seguire questa strada. Il modo migliore per spiegare ai cittadini il significato dei nudge è cominciare a sperimentarli, proprio a partire dai settori dove chiaramente l’interesse individuale coincide con l’interesse pubblico. Una macchina amministrativa finalmente in grado di operare al meglio nella società digitale è un obiettivo che tutti condividiamo, organi politici, dirigenti e dipendenti, cittadini e imprese. Vale la pena di provare a sperimentare gli strumenti migliori per raggiungerlo.

Fare meglio con meno. Nudge per l’amministrazione digitale

 

 

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