Fundraising e lobby. 2 facce della stessa medaglia?

Recentemente in Italia, anche in ragione della sempre maggiore attenzione riservata al tema dei rimborsi elettorali ed alla prospettiva di una definitiva abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (entro il 2017 –  Legge 21 febbraio 2014, n. 13) ha cominciato a guadagnare terreno l’idea di poter ricorrere a forme diverse di partecipazione economica alla vita politica del Paese. In questo contesto si guadagna una corsia preferenziale il tema del c.d. “venture financing” ovvero del rapporto tra politica e impresa; ed in questa prospettiva, venerdì 20 e sabato 21 novembre, Running Academy – in collaborazione con Costruiamo Consenso – ha promosso il corso di formazione “Come e perché finanziare la politica – Disciplina normativa e strategie di raccolta fondi”. Come emerge dal titolo, il punto di vista che si è voluto esprimere non è quello comune ai detrattori e agli scettici sul ruolo dei partiti e dei loro stakeholder, spesso percepiti come attori interessati a “scambi di favore” e promotori dello screditamento della politica. Bensì, ciò che si è voluto ribadire, è perché e come le controparti di tali aggregazioni possono essere motivo di speranza per l’affermazione di ideali e per la condivisione di progetti sostenibili, in modo da concepire la partecipazione e l’impegno politico quali elementi di rinnovato orgoglio ed identificazione. Claudio Velardi e Chicco Testa hanno, i primi relatori intervenuti, hanno parlato dell’evoluzione storica del fundraising, della credibilità della politica e del ruolo giocato dalla comunicazione: è la comunicazione che deve rendere la politica credibile. Regole e principi per finanziare la politica nell’evoluzione del rapporto tra pubblico e privato e nella comparazione tra modelli a livello nazionale, sovranazionale e internazionale, nonché i ruoli di partiti e fondazioni nella cornice della comunicazione politica, della trasparenza e del “sano” dialogo attoriale sono state le tematiche oggetto della lezione di Marina Ripoli. Raffaele Picilli, nel pomeriggio, ci ha parlato delle differenze che ci sono tra svolgere attività di raccolta fondi e fundraising, di etica, della regolamentazione e degli strumenti utili per fare il mestiere del Fundraiser. Sabato mattina è intervenuto Domenico Petrolo che ci ha presentato le tecnicalità delle procedure di fundraising, dei limiti strutturali e delle debolezze partitiche e del ruolo dell’intermediazione politica. Il rapporto tra l’attività di fundraising e quella di lobbying, invece, ci è stata presentata da Antonio Iannamorelli. L’attività di fundraising e quella di lobbying sono due facce della stessa medaglia, reciprocamente indispensabili per gestire le problematiche ed interpretare il cambiamento. Ciò per migliorare la comprensione dei bisogni e la gestione delle priorità all’insegna dell’accountability, della responsabilità e dell’impegno, con passione e fiducia. Il corso è stato stimolante, ricco d’interventi e momenti di confronto tra gli esperti e una platea di professionisti e futuri manager-lobbisti. Sicuramente ne è emersa la sua utilità, per comprendere rischi ed opportunità di un ambito di analisi critica che, per le odierne negative evenienze di congiuntura economica, di proliferazione di stereotipi e pedagogismo politico, ancora, non viene colto interamente per le sue intrinseche valenze e potenzialità. Ciò sarebbe invece indispensabile in un Paese come il nostro attraversato tuttora da una spirale di “sistema frantumato” e, al contempo, per la presa di coscienza di cittadini e stakeholder della necessità di un quadro di riferimento politico capace e compartecipato.

Beatrice Elia e Andrea Cara

 

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Dal 2001 Running elabora progetti di formazione rivolti al mondo della politica, delle Istituzioni nazionali e locali, delle associazioni di categoria e delle aziende.

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